Non so se avete mai considerato la questione da questo punto di vista ma ogni anno una speranza di armonia ce l’abbiamo tutti.
Iniziamo sempre l’anno con qualche splendido concerto di musica classica, in Tv o alla radio, più probabile in Tv.
Poi basta.
Non credo che solo perché italiani si debba essere tutti novelli Verdi o Rossini, grandi geni della composizione o esecutori, così come non credo che il calcio (che adoro) debba essere l’aspirazione di ogni ragazzo.
Ma di calcio se ne parla – e se ne fa tanto in Italia – di musica un po’ meno.
Oltre allo studio di uno strumento, che è cosa impegnativa e che richiede tempo e sacrifici (ma che può dare grandissime soddisfazioni) il silenzio assordante è quello dell’offerta formativa per la cultura della musica. Una cultura dell’ascolto, non solo dell’esecuzione.
Il tanto fortunato Mozart Effect, l’aumento delle capacità intellettive seguente all’ascolto di brani del maestro austriaco, è stato smentito da numerosi studi scientifici: era molto di moda negli anni ’90.
Ciò nonostante continuano ad essere molto interessanti gli studi neurologici sull’impatto della musica sul cervello. Una delle chiavi interpretative che più mi affascina è quella per cui la comprensione della musica avvenga mediante una elaborazione congiunta dell’emisfero sinistro e della corteccia cerebrale destra, facendo lavorare così in modo armonico le diverse parti del cervello per la comprensione di tutte le sfumature della musica.
Mi piace pensare che una migliore conoscenza della musica, e della storia della nostra musica, potrebbe aiutare a farci lavorare meglio allo sviluppo armonico dell’Italia ed in coerenza con quanto l’Italia rappresenta: non possiamo negare che la grande musica classica e lirica – l’Opera – siano parte della nostra storia di italiani e che questa storia non la conosciamo abbastanza. Altrimenti ne avremmo maggiore rispetto, anche a livello politico. La cultura è sempre maggiore consapevolezza e, nel caso del nostro paese, anche ritorni economici; se ben gestita.
L’ educatest di oggi ha per protagonista una geniale interprete della musica lirica: Jessica Pratt
Nei pochi anni passati dal suo debutto Jessica è stata già ospite dei più importanti teatri Europei, tra cui la Wiener Staatsoper, il Teatro alla Scala di Milano, la Opernhaus di Zurigo, il Teatro dell’Opera di Roma ed il Maggio Musicale Fiorentino, Teatro San Carlo di Napoli e The Royal Opera House Covent Garden. A gennaio 2012, nel concerto di capodanno a “La Fenice” era lei a cantare.
Molti sono i direttori d’orchestra con cui collabora: Daniel Oren, Kent Nagano, Vladimir Ashkenazy, Christian Thielemann, Nello Santi e registi tra cui Gilbert Deflo, Lamberto Pugelli, Riccardo Canessa, John Doyle, Antonio Albanese e Gianni Amelio.
• (1) Il tema che mi piace di più studiare / approfondire:
Antropologia e psicologia
• (2) Il professore che avrei sempre voluto avere
Leonardo da Vinci e Frida Kahlo
• (3) Il periodo storico in cui era più stimolante imparare:
Il Rinascimento, dalla metà del XIV a tutto il XVI secolo. Credo poi che, per una donna, un periodo storico in cui gli stimoli ad imparare sono stati più intensi, sia quello prossimo al 1791, quando Olympe de Gouges (1748-1793) ha scritto la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina.
Oggi forse le distrazioni e gli stimoli sono troppi e ci impediscono di restare concentrati su un argomento a lungo. L’uso del pc, a volte, facilita la ricerca di risposte rapide, semplicemente facendo uso di un motore di ricerca; però queste stessa facilità diminuisce la nostra propensione a studiare e ad approfondire gli argomenti, magari attraverso forme di ricerca più complesse e onerose.
Io, ad esempio, quando chiedo indicazioni mentre sono alla guida, cerco una persona anziana, perché una persona giovane, generalmente, non conosce i percorsi: usando sempre il navigatore non ha avuto la necessità di apprenderli e di memorizzarli.
In passato c’era sicuramente un’atmosfera che favoriva di più lo studio della musica classica; era più diffusa di oggi nella vita quotidiana, attualmente invece si è probabilmente più incentivati a studiare materie infotecnologiche, offrono più facilmente la possibilità di trovare un’occupazione. Per questo attualmente i dipartimenti di musica, storia e lingue soffrono, perché considerati inutili, mentre i corsi di business e materie infotecnologiche hanno sempre più studenti.
Credo che, nell’epoca in cui viviamo, le persone siano poco propense allo studio inteso come possibilità di accrescimento interiore e personale; sembra che gli individui siano più stimolati ad impiegare molto tempo gestendo ed organizzando le molteplici informazioni che memorizzano nei computer e sul web, anzichè nei loro cervelli.
• (4) Cosa ci vuole per incuriosirmi:
Sono sempre curiosa.
• (5) La volta che mi sono sentito più preparato:
Un incidente stradale dieci anni fa: sapevo perfettamente cosa fare e non ero impressionata dal sangue, grazie all’abitudine alle scene cruente che la televisione ha indotto, anche in me (non intendo dire che questo sia positivo ma è così).
• (6) La volta che mi sono detto che avevo ancora molto da imparare:
Ogni volta che ho troppo tempo libero e inizio a pensare.
• (7) Una cosa che penso di poter insegnare bene:
Il punto croce.
• (8) Una cosa che vorrei imparare per continuare a crescere:
La fiducia.
• (9) Cosa vorrei insegnare ad una classe di bambini di 10 anni:
Rispetto e ammirazione per la natura, come respirare profondamente e rilassare il corpo. Inventare giochi usando l’immaginazione e l’improvvisazione, invece di stare passivamente davanti ad uno schermo.
• (10) Cosa dovrebbero imparare le aziende per essere innovative:
Senso di responsabilità individuale.
• (11) Cosa dovrebbero imparare le imprese, semplicemente, per lavorare meglio:
Incoraggiare l’iniziativa.
• (12) Un’azienda che ha qualcosa da insegnare:
Facebook.
• (13) La materia che non ristudierei:
Nessuna.
• (14) Tre libri da portare sull’isola deserta:
Beneath a marble sky – John Shors
Il cervello infinito – Norman Doidge, M.D.
…e se ho tempo a disposizione e non c’è un computer: Enciclopedia britannica
• (15) La più grande innovazione nell’education:
Il cervello: è in grado di cambiare se stesso e può funzionalmente riorganizzare ogni sua parte per sopperire alle carenze.
• (16) La grande innovazione nell’education che ancora deve arrivare:
Trattare tutti come individui
• (17) Una cosa che l’Italia può insegnare al mondo:
Vivere nel momento
• (18) Una cosa che l’Italia deve imparare in fretta:
Apprezzare, organizzare e approfittare della grande cultura che ha. Perchè negli USA i musei hanno profitti mentre in Italia musei e teatri chiudono, pur essendoci milioni di turisti che vengano qui proprio a scopo culturale.
• (19) Lo spazio migliore in cui imparare è:
Dove una persona riesce a concentrarsi meglio. Io imparo centinaia di pagine di musica sul treno, in aereo a al bar…a casa, nel silenzio, mi distraggo subito e mi perdo in pensieri inutili!
• (20) La creatività nell’apprendimento è:
Il tentativo di rielaborare in modo personale ciò che si è appreso
Vi invito di cuore a controllare il suo sito per non perdervi uno dei suoi prossimi spettacoli: grazie Jess per le tue risposte!
Splash!
Giu
PS: per non evitare di lasciare i buoni propositi tra le pagine di un blog segnalo che a febbraio ci sarà a “Teatro alla Scala” di Milano il Nabucco di Verdi. Io non l’ho mai ascoltato dal vivo e mi sembra il caso di rimediare, mi sembra oltremodo in linea con i pensieri di queste pagine: Va pensiero!
E anche in quel caso, se ben ricordo, era un vocativo di speranza.


l’unica cosa che mi viene in mente perennemente è,che :la musica è vita .hai detto bene,della classica si sente parlare niente,non poco. ascoltando i paesi dall’italia dichiarati incivili almeno 3 o4 stazioni radiofoniche tramettono classica 24 ore al giorno, capita anche di sentire musiche del 200 o 300 , ma per la maggior parte del tempo si sente della musica seria e allegra sempre di autori classici quali beeth mozar.dvorak ecc,ecc, anni fa è stata eseguita musica per i bambini, trasmissione molto bella con mete molto ambiziose, ma è finita li, ancora molti anni prima un maestro insegnava ad ascoltarla e anche quello ì finito li,con mio sommo dispiacere ancora oggi se voglio ascoltare musica classica devo cercarla tra i paesi in “civili” xCKè da no la classica non è nemmeno considerata “marginale” ,proprio a livello zero.qui finisco il mio sfogo mi dispace anche di essermi lasciato andare, .ora possiamo parlare di CALCIO 9999999 italiani su 1 mln sanno tutto.vorrei farne parte anch’io ma sono totalmente ignorante.
E’ l’eterna diatriba sul mainstream: tutto quello che è fuori si sente poco. O nulla. Sono importanti allora gli sfoghi perché ricordano che c’è spazio per altro. Che ci deve essere. Anche i mainstream cambiano.
Incrociamo le dita.